Quando  rivolgersi a un Terapeuta?

La decisione di chiedere aiuto può essere travagliata, dopotutto, è difficile immaginare cosa aspettarsi da un colloquio clinico. La maggior parte delle persone prova sollievo dopo il primo incontro, almeno in parte, perché può sentirsi libera di esprimere emozioni trattenute per giorni, settimane o mesi. “Ma quanto male bisognerebbe stare prima di cercare aiuto? " 

In quasi tutte le diagnosi elencate nel DSM-5, il manuale diagnostico di salute mentale, sono presenti significative difficoltà del soggetto in diversi ambiti di vita quotidiana: casa, lavoro, scuola. L’ansia, i cambiamenti d’umore o qualsiasi altra cosa comporti una scarsa funzionalità per settimane, potrebbero essere segnali che sia il momento di cercare aiuto.

La terapia dovrebbe essere uno spazio sicuro e confortevole, dove poter dire qualsiasi cosa andando ad un ritmo stabilito dal paziente. “La psicoterapia, in tutte le sue incarnazioni, riguarda la riattivazione della mentalizzazione.(…) La mentalizzazione può solamente essere acquisita nel contesto di una relazione d’attaccamento. E questo significa che la terapia deve incorporare una base sicura. L’attaccamento è inseparabile da una attenzione per lo stato mentale dell’altro. Non ci può essere legame senza comprensione, anche se la comprensione non è possibile senza un legame” (Fonagy).

L’ampliamento e l’integrazione del sé narrativo e autobiografico consente di operare sulle memorie implicite, affinché non intralcino costantemente nella realtà. Il possesso di immagini integrate di riferimento possono modulare l’intensità degli affetti e le percezioni delle scelte presenti all’ interno ambito relazionale. Il terapeuta non riflette in modo esatto gli stati mentali del paziente ma fornisce risposte empatiche congruenti che gli permettono di trovare se stesso e nel contempo lo facilitano a riflettere e a trasformare l’esperienza.

Il mio Approccio

Il modello terapeutico proposto interviene sulle effettive necessità della persona e la stessa è parte attiva del processo di cambiamento fin dall’inizio della terapia.

Tale modello integra la Psicoterapia Psicodinamica con l' E.M.D.Re le Valutazioni Psicodiagnostiche.

L'approccio psicodinamico favorisce l ' esplorazione degli aspetti inconsci, e non solo, della persona, mediante il Lavoro Onirico.

 

Il Sogno è, difatti, il materiale espressivo della personalità e della relativa organizzazione, processo indispensabile per la mentalizzazione e la coesione del sé. 

E.M.D.R.

L’acronimo E.M.D.R. (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) indica un trattamento di psicoterapia ampiamente studiato e dimostrato efficace nell’alleviare il disagio associato a ricordi traumatici o ad altre esperienze di vita negative, facilitandone l'elaborazione. Il trauma è come una ferita che il corpo cerca di rimarginare, ma la fisiologica guarigione a volte può essere lenta fino a bloccarsi. Gli eventi angoscianti sono conservati nella memoria con le emozioni originali e le sensazioni fisiche e se i ricordi non sono elaborati in modo completo e funzionale possono ripresentarsi sotto forma di risposte emotive, cognitive e somatiche. La terapia E.M.D.R. permette di ristabilirsi dopo un trauma psicologico tanto quanto il corpo si riprende dal trauma fisico, riducendo l'emotività e la vividezza dei ricordi, predispone l'accesso alle memorie associative. Il disturbo affettivo si allevia, le convinzioni negative sono riformulate e l’attivazione fisiologica ridotta.  

La Cinema - Terapia

Esperire un’emozione o imitarne l’espressione facciale induce un’attività in aree cerebrali parzialmente sovrapponibili a quelle attivate quando si osservano le stesse espressioni emotive negli altri. Le "Emozioni in Corto" è un'attività nata molti anni fa per congiungere la mia passione per il cinema e il lavoro di gruppo. Tale laboratorio espressivo ha lo scopo di  facilitare il riconoscimento e l’espressione delle emozioni mediante un canale visivo, dunque immediato, quale risulta essere il cortometraggio.  Il Cinema, di fatto, ha la capacità di presentare le scene in maniera globale, consentendo un’immedesimazione completa.. La rielaborazione in gruppo permette, inoltre, un  dibattito ed un approfondimento psicologico incentrato sulle diverse sensazioni suscitate, i  vissuti del momento e  le possibili immedesimazioni con i protagonisti.    

 In fondo, “vedere” è in qualche modo “sentire” e di conseguenza rievocare e rielaborare.

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